Mi trovavo in Georgia, più precisamente a Stepantsminda quando presi conoscenza di questo posto. La rabbia di non poterlo visitare per un visto che mi mancava, pochi km di distanza invalicabili. Questo luogo mistico si trova infatti ai piedi del Caucaso, in Ossezia del Nord, una Repubblica della Russia. Si raggiunge facilmente dalla capitale Vladikavkaz in 45 minuti. 

Bisogna risalire la valle del fiume Terek per 17 km per trovare il cimitero che contiene quasi 99 antiche cripte di pietra. Nel villaggio di Dargavs, o la Città dei Morti, le persone che vivevano nella valle seppellivano i loro cari insieme ai loro vestiti e alle loro cose.

Un gruppo di tetti e di case in mattoni a una sola finestra è circondato da pittoreschi terreni agricoli e da scogliere a cascata. Sembra quasi un villaggio di nani, c’è qualcosa di fiabesco ma terrificante, come se fossimo in una scenografia di un film di Tim Burton.

Secondo le leggende locali, nel XVIII secolo la peste ha travolto l’Ossezia. I clan costruirono case di quarantena per i familiari ammalati, ai quali fu fornito cibo ma non la libertà di spostarsi fino a quando non morirono. Le persone che non avevano altri membri della famiglia per seppellirli aspettavano nel massiccio cimitero fino alla morte. 

Negli anni successivi all’epidemia che ha devastato il villaggio, gli abitanti decisero di lasciare la valle e di trasferirsi in pianura, in modo che la città dei morti di Dargavs potesse essere invasa dai fantasmi

Il luogo isolato in una terra insidiosa, che vive in uno stato di tensione, in cui corpi spariscono e probabili lager riaprono, i numeri dei turisti rimangono irrisori. Ma essi rappresentano il pericolo maggiore per il cimitero, prendondo ossa e teschi come souvenir, senza rendersi conto che sono i resti di persone reali.


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