Ai piedi delle colline di Mudurnu, in Turchia, c’è Burj Al Babas, una città fantasma con oltre 700 edifici abbandonati, uno dei peggiori esempi di come il turismo capitalizzato inquina e deturpa il nostro pianeta.

Arroccato tra le catene montuose del Ponto, a 900 metri di altezza, Burj Al Babas doveva diventare una valle incantata, dalle atmosfere Disney, ma sembra più il contenuto di un romanzo distopico.

Costruito in soli 2 anni, con la spesa complessiva di 200 milioni di dollari, è composto da 732 castelli da mezzo milione l’uno. Destinato chiaramente a pochi privilegiati, rimasero però vuoti, nessuno voleva vivere in una villa uguale all’altra nel nulla. Gli esterni degli chateaux in stile francese sono decorati con facciate ornate, balconi e torrette rotonde. All’interno ci sono stanze semifinite. Alcuni sembrano incompleti. Oltre alle case erano previste piscine, cinema, centri sportivi e quant’altro.

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Peggiore del disastro economico che ne è conseguito è sicuramente la catastrofe ambientale che ha portato allo sfruttamento irragionevole del suolo e di risorse. L’improbabile e spaventosa città è ora in molte destinazioni turistiche. Ci sono confini tra capitalismo e ambiente? Sappiamo riconoscere quando il turismo è nocivo? Voi visitereste questo posto?

Il futuro del Burj Al Babas

Nel 2018, la Turchia ha allentato i criteri finanziari che consentono agli stranieri di diventare cittadini così da sperare che ricchi imprenditori stranieri possano acquistare gli immobili di Burj Al Babas.

“Dovremmo vendere solo 100 di questi castelli per pagare il nostro debito”, ha detto Mezher Yerdelen, capogruppo dell’azienda costruttrice. “Credo che possiamo superare questa crisi in quattro o cinque mesi e inaugurare parzialmente il progetto nel 2019”. Ma ad oggi la vale rimane ancora deserta.


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